Valeria è una di quelle persone a cui è difficile non voler bene. Sa farsi amare. Sa farsi rispettare. Sa farsi stimare.
Porta luce, brio e una gran bella testa ovunque va. Quando si è accanto a lei si ha la sensazione di avere tantissimo da imparare. Ma non perché pecchi di presunzione, tutt'altro. Per la sua grandissima umiltà, per la sua sensibilità e la sua capacità di ascolto. Doti rare che delineano subito l'acutezza di una persona.
Eccovi la sua Splendida intervista.
Scrivi qualche riga su chi sei, quanti anni hai, cosa fai e dove vivi.
Valeria, 30 anni, giornalista. Lavoro a Milano per una casa di produzione tv/web, oltre a pubblicare qua e là come freelance. Vivo in provincia di Varese con il mio non-marito, due gatti e un pesce rosso. Per passione, prima ancora che per lavoro, leggo, scrivo, parlo e ascolto. Non contemporaneamente, di solito. Adoro la pastina in brodo, Stefano Benni, fare i picnic. Ho una fissa al limite del patologico per i nani da giardino.
Quali sono secondo te le principali difficoltà che si riscontrano nel decennio 20-30 anni?
A vent’anni la vita è un foglio bianco: puoi scriverci sopra ciò che vuoi. Ma senza i giusti punti di riferimento si può trasformare facilmente in una bussola impazzita al centro di una tempesta magnetica, facendoci sentire spaesati e disorientati. E facendoci rischiare il blocco dello scrittore…
Quali sono invece le peculiarità positive di questo momento della vita?
A vent’anni la vita è un foglio bianco: puoi scriverci sopra ciò che vuoi. E se quel che leggi non ti piace, c’è tutto il tempo per cancellare e ricominciare daccapo. Senza rimpianti.
Le figure che ti influenzavano e/o che ti stimolavano in quello che facevi, nelle decisioni che prendevi, quali erano? Sono cambiate? Come mai?
Potrà suonare strano, ma per molto tempo i miei genitori hanno fatto da Nord alla mia bussola: loro, nonostante gli inevitabili scontri e confronti generazionali, mi hanno aiutato a trovare la strada. Nessuna traccia, invece, di professori particolarmente illuminati: da questo punto di vista scuola e università sono state le “grandi assenti” dei miei vent’anni. Oggi le voci che ascolto si sono moltiplicate: oltre alla famiglia d’origine c’è il mio compagno, ci sono gli amici, i colleghi, e chiunque abbia voglia di insegnarmi qualcosa di nuovo.
Come vedi la tua generazione?
Potrei rispondere “disillusa”, oppure “rassegnata”, ma dico “ricattabile”. Abbiamo studiato, ci siamo specializzati e siamo flessibili fino al contorsionismo: eppure continuiamo a ricevere proposte lavorative al di sotto di quel che il nostro curriculum meriterebbe. Pur di non perdere un’occasione, soprattutto in un periodo difficile come questo, ci “svendiamo” accettando stage infiniti a guadagno zero (anche a 30 anni, posso garantirlo!) o lunghi periodi di formazione senza prospettive di inserimento. Le condizioni non ti soddisfano? Allora quella è la porta, avanti un altro: ecco dove sta il ricatto. A trent’anni la progettualità dovrebbe essere una dimensione essenziale, ma con queste premesse fare progetti diventa un lusso. Personalmente credo di essere stata davvero fortunata: fino a questo momento ho investito in realtà professionali che mi hanno restituito molto in termini di crescita e soddisfazioni, ma naturalmente non posso ignorare ciò che accade intorno a me. Ho tanti amici – soprattutto in ambito accademico e in quello della comunicazione – che considero autentici talenti buttati via: questo mi provoca una profonda rabbia.
Come vedi i ventenni d'oggi?
Spesso discuto con alcuni colleghi, quarantenni arrivati esattamente là dove volevano, cui sento ripetere che “i giovani d’oggi non hanno abbastanza fame”. Fame di lavoro, immagino intendano, o di sacrifici. Più che svogliati come li vogliono dipingere, però, credo – anzi spero – che i ventenni del 2012 siano in realtà più svegli, decisi e consapevoli dei propri fratelli maggiori “over”. Sono ricettivi al cambiamento, sanno sfruttare a proprio favore le trasformazioni e, soprattutto, sono i primi veri nativi digitali: ho la sensazione che, vedendo l’esempio di chi li ha preceduti, sapranno giocare meglio le proprie carte. In una parola, faccio il tifo per loro.
Quello che sei ora, corrisponde all'immagine che avevi di te quando eri in pieno "ventennio"?
Dieci anni fa ero certa che, a trent’anni, sarei stata mamma. Credevo mi sarei laureata in Lettere e avrei trovato un lavoro relativamente tranquillo, magari come insegnante: dieci anni dopo mi ritrovo senza figli, fuori casa almeno 12 ore al giorno, per un lavoro che mi appassiona più di quanto avrei potuto anche solo immaginare. Resto sempre io, naturalmente, ma indosso un abito che fino a dieci anni fa non credevo sarebbe mai entrato nel mio armadio.
Ai tuoi figli cosa e come gli augureresti di vivere in questi anni della vita?
Se avrò dei figli augurerò loro di invertire la tendenza e di tornare a essere una generazione più ricca dei propri genitori. Non che ci voglia molto, in realtà. Se avrò dei figli insegnerò loro a trasformarsi in una spugna, per conoscere e imparare anche dalle situazioni più inaspettate. E soprattutto proverò a trasmettere loro un insegnamento materno che mi guida quotidianamente: ogni volta che raggiungi un obiettivo, goditelo al massimo, ma senza dimenticare che “hai fatto la metà del tuo dovere”. Mai fermarsi, insomma, e guardare sempre un po’ più in là.


















Ciao,
RispondiEliminaBellissima questa iniziativa!
Mi piacerebbe essere intervistata visto che rientro ancora tra i 20/30 anni.
Ti lascio la mia mail wpessina@gmail.com
A presto spero
Barbara
molto interessante
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