Partendo dalla stesura di questo post sono finita poi a leggere gli altri contributi all'iniziativa #commuoviamocicorreggiamoci. Sono tutti molto validi e di grande ispirazione. Ma uno in particolare mi ha colpita dritto dritto al cuore: il post di Yeni Belqis.
A parte la sua proprietà di linguaggio e il modo chiaro e preciso con cui espone il suo pensiero, il messaggio è di imprenscindibile valore per un cambiamento radicale della nostra società.
Ne ho discusso a lungo con i miei cari e nel mentre mi è tornato in mente che custodivo nel mio archivio un intervento di Indro Montanelli. Anni fa aveva una specie di rubrica sul Corriere dove rispondeva a delle lettere. Questa che riporto risale al 2001, ma è di una attualità disarmante.
La lettera del lettore
Caro Montanelli, Nella nostra classe il senso civico non e' una merce rara grazie alla possibilita' di dialogo, dibattito, riflessioni personali a confronto frequentemente sollecitata dalla nostra insegnante di lettere. Noi prima di varcare la soglia della nostra aula attraversiamo una societa' che non sempre riconosciamo, formata anche dalle nostre famiglie che insieme alla scuola faticano in questo compito educativo. Gli alunni della classe II F S.m.s. "Giacomo Cavedoni", Sassuolo (Mo)
La risposta di Indro Montanelli
Cari ragazzi, Immagino che "S.m.s." stia per "scuola media statale". Devo pensare, quindi, che abbiate dodici anni, e questa lettera fara' piacere piu' all' insegnante di lettere che ai vostri genitori. Li invito, tuttavia, ad apprezzare la vostra onesta mancanza di tatto: di questi tempi, e' un soffio d' aria fresca. Non solo: in qualita' di bisnonno onorario (non mi avete dato il titolo, me lo sono preso), voglio complimentarmi. Non so cosa significhi per voi "senso civico". Anzi, sono stupito che l' espressione abbia ancora un significato, dopo essere stata umiliata, sfruttata e manomessa (penso a certi lugubri personaggi della politica, che di senso civico si riempiono la bocca, mentre sono occupati a farsi gli affari loro). A voi, ragazzi, suggerisco una traduzione: "senso civico uguale dovere". So che il vocabolo e' fuori moda. Esistono Carte dei Diritti per ogni categoria: dai bambini agli uccelli, dai passeggeri degli aeroplani ai clienti delle banche. Ed e' bene che esistano, sia chiaro. Io pero' vorrei leggere anche la parola "doveri", qualche volta. Non pretendo di vederli elencati su una Carta (ci sono i Dieci Comandamenti, e bastano). E' sufficiente anche un foglietto, oppure niente del tutto: basta che i doveri abbiamo un posto nella coscienza. Visto che e' Natale, rispondete a questa domanda: credete che al Bambino nato in una grotta duemila anni fa i genitori terreni abbiano consegnato una "carta dei diritti"? L' hanno invece amato, guidato e tenuto con se' fino alla soglia dei trent' anni (qualcuno, con un' ironia un po' irriverente, sostiene che questo prova che Gesu' fosse italiano). Per tornare ai nostri, anzi ai vostri, giorni. Soprattutto fra i giovani, la parola "dovere" non mi pare di gran moda. Sono certo che a molti sembra vecchia e un po' patetica. La colpa, tuttavia, non e' soltanto vostra. Siamo noi adulti a essere pavidi. Educare e' difficile, e anche faticoso: e molti (genitori, maestri, professori, guide, istruttori) non vogliono fare fatica. Poi accadono i guai: molte delle tragedie cui assistiamo (le morti in discoteca, le tragedie della strada) sarebbero evitabili, se dietro ai ragazzi ci fossero le famiglie. Non ci sono, invece. Ci sono solo adulti confusi, che credono d' essere comprensivi, e invece sono deboli. I ragazzi che mi scrivono (e sono molti) sembrano lamentarsi di questo. Danno l' impressione di sapere cosa possono fare; ma non sanno altrettanto bene cosa devono fare. Famiglia e scuola hanno l' obbligo di aiutarli nella ricerca. Purtroppo, non sempre e' stato fatto. L' ho scritto molte volte, ma lo ripeto: i fallimenti della societa' italiana sono i fallimenti della famiglia e della scuola. A casa, troppo spesso, un ragazzo assorbe egoismi, furbizie e cattivi esempi; in classe, vede sciatteria e superficialita' . Se non cambiano le cose in questi luoghi, gl' italiani non cambieranno mai. Ricordate: la societa' , a Sassuolo e a Sassari, a Milano e a Napoli, e' solo la somma (anzi: la moltiplicazione) dei comportamenti individuali. Perche' in Italia troppe cose non funzionano (dal fisco al traffico, dalla politica alla giustizia)? Perche' ognuno aspetta che siano gli altri a fare la prima mossa, e a comportarsi correttamente. Io vi invito a prendere l' iniziativa, e ad avere l' orgoglio delle vostre azioni. Comportarsi bene non togliera' nulla, ma proprio nulla, al divertimento e alla fantasia: anzi. Solo gli stupidi pensano che la gioventu' debba essere sciocca, per essere goduta. Buon Natale, ragazzi. A voi e ai miei lettori di tutte le eta'.
Vorrei solo aggiungere una sua citazione:
L'unico consiglio che mi sento di dare - e che regolarmente do - ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s'ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio. (da Soltanto un giornalista, Rizzoli, 2002).


















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Mi piace soprattutto la citazione finale.
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