Lucas Scandura. Un ventenne eccezionale, perché d'eccezione.
Una testa fervida, un caratteraccio a volte, una persona di cui non ci si può dimenticare.
Chi mi conosce si farà una sonora risata, ma io, da piccola, ero altissima. E così Lucas. Ed eravamo sempre agli ultimi posti della fila a scuola. Chiacchieravamo. Tantissimo. In portoghese, quando uno è tanto chiacchierone, si dice che parla pure dai gomiti. Lui mi faceva il filo. Io me la tiravo e non gli concedevo nessuno spazio d'azione. Tutte le mamme a dire: un giorno te ne pentirai! A volte le mamme hanno ragione.
Oggi ve ne regalo un pezzettino e spero che possiate provare quello che ho provato io nel leggere così belle parole.
p.s.: Lucas ha scritto da solo in italiano nonostante fossero anni che non lo praticava.
Scrivi qualche riga su chi sei, quanti anni hai, cosa
fai e dove vivi.
(scherzo serio) alcuni epiteti
su me stesso raccolti negli
gli anni e tra le
persone: selettivo, polemico, “apoetado” (qualcosa come... “poetizzato”) e
world music.
26 anni con lo spirito da
vecchio, con un po’ di Alzheimer ma ancora lucido e, come tutti i vecchi, un
po’ (molto) bambino di nuovo, a volte, spesso. Bianco, con anima variopinta e con un forte gene nero venuto non si sa da dove. Straniero
nello stato del calcio, un brasiliano mezzo italiano, un italiano lontano, un
nomade a casa ma volentieri per volontá radicato, un’entusiasta della
tradizione, la pecora nera piú orgogliosa della propria famiglia, un contadino della cittá,
un metropolitano zotico.
Cantautore di se stesso,
trovatore di alcune donne, un cineasta senza film, un poeta senza metrica,
ballerino nel cervello, fotografo negli occhi, attore del palcoscenico della
vita, insomma, progetto d’artista.